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CFI Advisors è una società di consulenza aziendale specializzata in corporate finance con sede a Pescara. Grazie a partnership consolidate con professionisti di altre regioni d'Italia, saremo in grado di assistere la tua azienda anche a chilometri di distanza.

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Indirizzo: Via Orazio, 152 - 65128 Pescara
Partita I.V.A.: 01818630681
Telefono: (+39) 085 9562269
pec: cfiadvisors@pec.it
email: segreteria@cfiadvisors.it

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Quanto stock di debito bancario può sostenere la mia azienda?

2020-12-21 15:30

Massimiliano Palumbaro

Gestione dei rischi finanziari, Rischio liquidità, mutuo, rinegoziazione, banca, debito, attivo, azienda, svalutazione,

Quanto stock di debito bancario può sostenere la mia azienda?

Come individuare la capacità di debito dell'impresa

L’ammontare massimo di debito bancario che l’azienda può assumere diviene oggi un elemento di primaria importanza anche alla luce della proroga, sino al 30 giugno 2021, della

garanzia al 90% da parte del Fondo Centrale per nuovi finanziamenti ovvero la possibilità di consolidare debiti di breve termine, sostituendoli con un finanziamento della durata massima di sei anni e con garanzia del Fondo all’80%.

 

Un aspetto spesso sottostimato dall’imprenditore, soprattutto in questa fase, riguarda la verifica della quantità massima di debito finanziario sostenibile dall’azienda.

Per capire se l’azienda ha ancora capacità di indebitamento finanziario è doveroso procedere ad un’attenta disamina dell’attivo, al fine di ricondurre ogni elemento al suo reale valore di mercato. Si può procedere sostanzialmente con questa modalità:

1. Analisi delle immobilizzazioni (immateriali, materiali e finanziarie) e svalutazione di eventuali elementi sopravvalutati o che non avrebbero alcun valore se posti sul mercato. Questo accade in particolare per:

  • Immobilizzazioni immateriali, come ad esempio i costi di sviluppo, che non sono asset, rappresentano solo una modalità di distribuire su più esercizi alcune tipologie di costi sostenuti in un unico anno;
  • Immobilizzazioni finanziarie, come ad esempio crediti di difficile esigibilità o partecipazioni in imprese ormai “decotte”.

Allo stesso modo è necessario rivalutare eventuali elementi sottovalutati o che avrebbero un valore di mercato più alto di quanto iscritto a bilancio, come ad esempio può essere un immobile riscattato da un leasing ed iscritto a valore di riscatto inferiore a quello di mercato.

 

2. Analisi del magazzino e relativa variazione in diminuzione/aumento verificando le consistenze reali e rapportandole a quanto iscritto in bilancio;

 

3. Analisi dei crediti e svalutazione di eventuali poste di difficile esigibilità;

 

4. Analisi degli attivi finanziari per verificare se siano presenti polizze o altri prodotti finanziari con un valore di mercato diverso da quanto indicato in contabilità.

 

Eseguite le rettifiche (in diminuzione/aumento) di cui sopra, si procede quindi al calcolo del nuovo attivo di bilancio rettificato.

 

Vediamo un esempio sulla base dei dati del bilancio seguente:

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Ipotizziamo che le immobilizzazioni immateriali siano costituiti da costi di sviluppo, le rimanenze sono sovradimensionate per circa 500 mila euro ed i crediti oltre l’esercizio sono rappresentati per la quasi totalità da crediti ormai non più incassabili esigibilità posto che trattasi di creditori falliti e/o non più esistenti e non perseguibili.

 

Ricalcolando l’attivo rettificato, si viene a creare una situazione come la seguente

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Dal prospetto si evidenzia che l’attivo rettificato, pari ad € 24.166.479, risulta inferiore rispetto al totale attivo esposto in bilancio di un importo pari a 3.747.458, esattamente pari al totale delle poste rettificate.

Detta somma rappresenta, di fatto, l’ammontare di perdite che si sono cumulate nel tempo e che l’azienda non ha contabilizzato per evitare di chiudere bilanci in perdita (la cosiddetta polvere sotto il tappeto), nel timore di vedersi ridurre le disponibilità di affidamenti bancari.

 

Occorre a questo punto valutare il rapporto tra l’attivo rettificato ed il passivo, posto che nell’esempio quest’ultimo, essendo tutto reale, risulta superiore all’attivo, traducendosi di fatto in un patrimonio netto negativo.

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Dalla situazione che ne emerge, si evidenzia che le perdite sono state finanziate facendo ricorso a mezzi di terzi, come fornitori, banche, fisco.

 

Nel caso appena descritto è evidente che, in tale ipotesi, l’azienda non è più in grado di sostenere debito aggiuntivo e sarebbe particolarmente rischioso aumentare l’indebitamento finanziario, anche alla luce delle nuove responsabilità degli amministratori introdotti dal Codice della Crisi d’Impresa.

Pertanto, prima di assumere nuovo debito bancario, incrementando lo stock esistente, è utile procedere alla rettifica dell’attivo per verificare la presenza di eventuale patrimonio netto negativo.​


IN COSA VI POSSIAMO ESSERE UTILI

Se state chiedendo nuovi finanziamenti e/o il consolidamento di linee a breve termine, CFI Advisors vi può aiutare a sviluppare un Business Plan, in tempi rapidi, e con tutte le informazioni necessarie alla vostra banca per valutare le richieste. 

 

Con l'analisi dell'attivo, misurerete la capacità d'indebitamento dell'azienda evitando il carico di responsabilità sull'amministratore 

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